L’ASPETTO MENTALE NEL KARATE E L’ASPETTO PEDAGOGICO NELL’INSEGNAMENTO (educazione al movimento)

24.01.2017 21:06

L’ASPETTO MENTALE NEL KARATE E L’ASPETTO PEDAGOGICO NELL’INSEGNAMENTO

(educazione al movimento)

 

Il corpo con la mente non progrediscono allo stesso modo della tecnologia, ma a differenza di quest’ultima l’uomo ha già raggiunto il suo apice con l’educazione fisica.

Il Karate rappresenta l’identità che le arti marziali compresero già nella pratica che nella teoria circa 700 anni fa, un principio che costituì le basi della cultura fisica giapponese.

Il Karate potrebbe dare un importante contributo allo sviluppo di tutte le società umane.

Le massime prestazioni consentite al corpo-mente umane, furono già raggiunte dagli antichi maestri di arti marziali, e  la loro conoscenza era completa.

Ora le metodologie d’insegnamento sono cambiate, come le applicazioni pratiche , ma l’essenza è rimasta intatta e indelebile.

L’esistenza del pensiero mente conscia e mente inconscia, studiata dalle neuroscienze moderne, era già nota nelle arti marziali del tempo, ovviamente senza le odierne terminologie scientifiche.

Il contributo applicativo della psicologia dello sport, applica gli stessi principi degli antichi maestri.

 

 

LA MENTE

“Per colui che controlla la mente, la mente diventa la migliore amica, ma per

coloro che non riescono a controllarla, la mente diventa una grande nemica”

Antico testo spirituale della Bhagavad-gita

Già 5000 anni fa’ esisteva la consapevolezza dell’importanza del pensiero e del

controllo della mente.

Utilizzare bene la mente ci porta ad elevare la nostra autostima e a vivere una vita

felice e serena senza paure e senza limiti.

La medicina occidentale qualche decennio fa ha scoperto che il cervello non è

un'unica unità ma è diviso in due parti, chiamati emisferi cerebrali; questi due

emisferi hanno caratteristiche differenti non sempre armoniche tra loro.

L’emisfero sinistro: maschile, freddo, razionale, logico, dove risiedono il pensiero e

le elaborazioni scientifiche.

L’emisfero destro: femminile, caldo, creativo, simbolico, emozionale.

Per sintetizzare e semplificare il discorso, nell’emisfero sinistro risiede il pensiero,

mentre in quello destro le emozioni.

Ogni azione è condizionata dal pensiero e dall’emozione e questo può avvenire sia a

livello conscio che inconscio.

Quindi, raggiungere con successo un determinato obiettivo, il pensiero e l’emozione

devono essere allineati, il ché, appunto, indirizzerà energicamente l'azione che avrà

buona riuscita.

Quando una persona riflette con volontà e pensiero positivo, anche l’emozione è

positiva, quindi l’energia propulsiva è determinata verso il buon esito dell’azione.

In questo caso la persona inizia ad avere successo ed è sicura di sé, la sua autostima

migliora sempre più.

Dobbiamo imparare ad essere consapevoli di vivere con amore, allineando il pensare

- il sentire - il volere.

Il grande Io spirituale è la coscienza, mentre il piccolo Io è l’ego.

Il grande Io rappresenta l’anima e l’immortalità, mentre il piccolo Io è rappresentato

dall’ego, dal corpo fisico e dalla rappresentazione materiale della personalità. Nella

vita terrena i due Io sono spesso in contrasto, al punto tale che l’Io superiore viene

confuso spesso dall’ego, e questo avviene quando la nostra coscienza non è molto

sviluppata.

“Chi conosce sé stesso conosce l’universo”

Antica Filosofia Indiana

 

LE FREQUENZE CEREBRALI

Viaggio nelle frequenze cerebrali delle menti: sub-conscia e conscia

Dalla nascita ai due anni di età il cervello umano opera al livello di frequenze

celebrali molto basso, da 0,5 a 4 cicli al sec. Hz, definite onde Delta.

Mentre tra i due anni di età e i sei anni, le frequenze aumentano e arrivano da 4 a 8

cicli al sec. Hz, definite onde Theta.

In ipnosi l’attività cerebrale scende a Delta e Theta, e in questa bassa frequenza il

soggetto ipnotizzato è più facilmente suggestionabile.

Questa analogia ci consente di capire come i bambini fino a 6 anni riescono a

scaricare un'infinità di informazioni apprese da tantissime fonti, adattando

neurologicamente questo processo di acculturazione.

Il risultato finale è che i bambini osservano attentamente il loro ambiente circostante

e scaricano la sapienza trasmessa dai loro genitori nella memoria sub-conscia.

Crescendo, la nostre frequenze celebrali diventano maggiori (8-12 Hz) e sono dette

onde Alfa; in queste frequenze siamo meno esposti alla stimolazione esterna.

A 12 anni di età la frequenza diventa ancora più alta (12 – 35 Hz) e compaiono le

onde Beta, proprie della “coscienza attiva e concentrata”.

Le onde Gamma che raggiungono oltre 35 Hz, invece, si presentano ad altissimo

livello prestazionale.

La mente sub-conscia è quella “vocina” che viene dal nostro profondo e che può

portarci a comportamenti limitanti e autodistruttivi; questa mente funziona come

l'hard-disk di un computer dove sono contenuti tanti programmi e comportamenti

immagazzinati, e quando arriva uno stimolo esterno, scatta automaticamente una

risposta comportamentale già appresa in precedenza.

Si può considerare la mente sub-conscia come un pilota automatico, mentre la mente

conscia un pilota manuale, considerando che la mente sub-conscia processa

20.000.000 di stimoli/sec., e la mente conscia ne processa solo 40/sec., questo ci

porta a considerare la mente inconscia come il più potente processore di informazione

esistente, considerando comunque l’importanza efficace e dinamica del lavoro

sincrono delle due menti.

Profilo della psicomotricità nei bambini

I prerequisiti dei bambini relativi alla comprensione del compito da svolgere e alla

coordinazione grezza di cui l'operatore deve tener conto, sono:

- Dalla fase preparatoria, alla fase delle operazioni specifiche.

- Pensiero egocentrico.

- Attenzione limitata.

- Richieste di regole minime e semplici, poca disponibilità nei confronti degli altri.

Problemi che si potrebbero verificare durante lo svolgimento di un corso

Di Karate.

Esempio di problemi e relativa proposta risolutiva:

 

1) Vivacità eccessiva: Impostare la lezione in modo giocoso, consentendo pause e

libertà.

2) Far rispettare le regole: Impostarle sempre in maniera divertente.

3) Poca capacità attentiva: Non proporre esercizi troppo lunghi, ma dilazionati

durante l’ora di lezione.

4) Non annoiare: Proporre esercizi divertenti sotto forma di gioco.

È importante capire in questa fase di apprendimento psicomotorio, il linguaggio non

verbale, che ha una fondamentale importanza e tutte le emozioni e gli stati d’animo

che il bambino vuol comunicare, le esprime solo con il linguaggio non verbale che

l’insegnante deve saper riconoscere.

Il processo evolutivo ontogenetico (biologico) della teoria di Piaget

nella psicomotricità che si sviluppa da 0 a 14 anni

O – 3 anni: (corpo vissuto) Il bambino vive ed esplora attraverso il suo corpo nello

spazio (Piaget lo definisce uno spazio privo di forme definite e di dimensioni).

Il bambino è incapace di apprezzare e definire le distanze, ma può stabilire relazioni

tra le cose (dentro, fuori, intorno, a lato, sotto, sopra).

 

3 – 6 anni: (corpo percepito) È il periodo in cui prevalgono le strutture sensoriali, le

quali giustificano il significato del concetto di corpo percepito; in questo periodo il

bambino si libera del suo egocentrismo in cui il suo corpo era predominante sul resto,

e grazie allo sviluppo delle capacità sensoriali mette in gioco la capacità di

interiorizzare: ciò gli permette di imitare gli altri e questo, insieme alla percezione del

proprio corpo, lo porta al raggiungimento della coscienza dell’Io (in questo periodo si

lavora molto sulla capacità spazio-temporale), in cui il bambino percepisce

correttamente le forme e le dimensioni degli oggetti, ma non distingue in maniera

corretta il volume ed il peso.

6 – 14 anni: (corpo rappresentato) Il bambino avrà una visione del mondo

decentrata, quindi potrà proiettare sugli oggetti esterni e sugli altri il concetto di

destra e sinistra.

In questa importante fase evolutiva è significativo il concetto di “accomodamento

mentale”, cioè di rappresentazione di sé stessi.

Questa breve presentazione delle fasi evolutive del bambino, può aiutarci a capire le

sue possibilità espressive, motorie, percettive e il profilo psicologico emotivo,

permettendoci di intervenire nel momento in cui notassimo una carenza psicomotoria,

rispettando i tempi biologici del piccolo allievo.

IL SENTIRE VALE PIU’ DEL SOLO FARE

Dalla scuola base del Karate si dovrebbero inserire le metodologie Psicomotorie Funzionali e le tecniche di Mental training applicate nelle competizioni sportive, anche nel Karate non sportivo, ossia nel Budo Karate.

La Psicomotricità Funzionale, oltre che migliorare tutte le funzioni psicomotorie, stimola e rispetta l’età evolutiva del soggetto, portandolo a sviluppare uno schema corporeo cosciente.

Portare i giovani praticanti a vivere le esperienze con le giuste emozioni  attivando  così l’importante funzione energetica affettiva che stimola l’attenzione, motivazione e il giusto giusto tono, rendendo il sistema nervoso centrale flessibile, passando da uno stato impulsivo a uno stato controllato cognitivamente.

Questo metodo di psicomotricità funzionale, migliora anche l’apprendimento della matematica, della scrittura, della lettura, e molte disfunzioni legate all’attenzione (DSA), il tutto dovuto  a una giusta educazione al movimento.

 

 

 

 

 

 

 

ABILITA’ MENTALI IMPORTANTI NEL KARATE

 

 

 

 

 

 

 

 

ALCUNI PUNTI SULL’ATTIVITA’ DIDATTICA COME BASE DELLO SPORT DILETTANTISTICO

 

-         Proporre esperienze cognitive partendo da quelle molto semplici a quelle con maggior difficoltà.

-         Questo tipo di lavoro porta gli allievi ad avere pensieri cognitivi e ad essere  consapevoli del proprio livello.

-         Riflessione sulle proprie capacità e quindi insieme al maestro impostare  la formulazione degli obiettivi.

-         Riflettere sempre e comunque sulle proprie prestazioni e quindi,  inserire nuove strategie d’intervento nelle prestazioni successive.

-         Avere sempre parametri di valutazioni, anche con il confronto con i pari, per poter verificare se ci sono sovra o sotto valutazioni.

-         Valutazioni soggettive degli insegnanti di Karate, nei confronti dei propri allievi.

-         Nel caso in cui ci siano atleti che si sopravvalutano o si pongono degli obiettivi estremamente ambiziosi.

-         Atleti che si sottovalutano .

-         Atleti che cercano sfide molto difficili per crearsi un alibi di sconfitta e di giustificazione della propria prestazione.

-         Atleti perfezionisti, mai soddisfatti del loro operato.

-         Atleti che commettono gli stessi errori inconsapevolmente.

-         Atleti che vanno bene nella prima gara, e poi inesorabilmente perdono la soglia di attenzione e falliscono nelle prestazioni successive.

-         Atleti resilienti, che dopo aver fallito in molte prestazioni, riescono poi ad eccellere a quelle successive.

 

 

 

 

KUMITE  ATTIVITA’ OPEN SKILL

Questa specialità del  Karate sportivo è considerata una attività  open skills, in cui l’atleta si trova ad interagire in un ambiente dove avvengono continui mutamenti.

In questa attività la vittoria dipende dalla capacità di imporre la propria personalità e tattica, sfruttando nel miglior modo le proprie caratteristiche e quelle dell’avversario, strategie continue per indurre l’avversario verso l’errore fatale.

Il Karate in tutte le sue forme di combattimento è considerata  una disciplina strategica, con l’aggiunta  in alcuni casi di opposizione e di contatto.

Durante la competizione, viene richiamata una notevole capacità attentiva, che varia da periferica a ristretta e focalizzata.

Le tecniche sono programmate in relazione a scelte soggettive, sia tattiche che strategiche.

La tattica dovrebbe essere connessa allo stile attentivo dell’atleta, che in base al comportamento strategico del suo avversario produce ed attua la sua risposta.

Non dobbiamo dimenticare comunque una componente importante che è la regina di tutte le prestazioni umane, l’ansia, saperla ben controllare può trasformarsi in  energia pura ( eustress ), ossia, adrenalina pura, la quale ci porta ad attuare le giuste risposte in tempi rapidi.

 

KATA  ATTIVITA’ CLOSED SKILLS

Kata significa” forma”, si tratta di sequenze di tecniche formalizzate e codificate che simulano un combattimento reale contro avversari immaginati, si tratta di tecniche di attacco e di difesa effettuate sia con gli  arti superiori che inferiori.

Si comprende il profondo significato del Kata, sul fatto che nel corso dei secoli e stato tramandato tramite la trasmissione visiva delle tecniche di combattimento elaborate dagli antichi Maestri.

Con riferimento al Kata si parla di closedskills ( attività chiusa ), infatti il Kata si può tranquillamente eseguire sia ad occhi aperti che ad occhi chiusi( escludendo nel caso dell’esecuzione degli occhi chiusi uno dei sensi più importanti del sistema nervoso centrale SNC.

Il sistema nervoso centrale SNC, possiede degli analizzatori che raccolgono informazioni, le quali si dividono in analizzatori di tipo esterocettivo e di tipo propriocettivo.

In questo specifico esempio di attività closedskills, gli analizzatori coinvolti sono di tipo propriocettivo, e quindi sono: il sistema vestibolare (equilibrio) ed il sistema cinestesico composto da: organi tendinei, propriocettori articolari e muscolari), la funzione di questi  analizzatori è quella di darci una rappresentazione globale del nostro Sé dal punto di vista spaziale e temporale.

Quando gli analizzatori ricevono le informazioni, il SNC li elabora e, se necessario formula una risposta motoria, quindi il sistema nervoso centrale organizza il programma di movimento, l’apparato locomotore si muove perché gli vengono inviati degli stimoli specifici.

La capacità di eseguire anche movimenti ad occhi chiusi si basa sulla memoria interna, molto utilizzata nei Kata, in questo specifico caso il corpo è già educato ad eseguire il Kata anche ad occhi chiusi e quindi li può eseguire e realizzare anche escludendo l’analizzatore visivo.

Consigliabile quando si allena un abilità chiusa come in questo caso il Kata, è consigliabile eseguire la sequenza ad occhi bendati, escludendo così l’analizzatore esterocettivo favorendo la discriminazione propriocettiva , affinando il movimento intenzionale.

 

IL MENTAL TRAINING PER MIGLIORARE LE PRESTAZIONI

Per essere un campione bisogna avere testa. E per avere ciò, abbiamo bisogno di

spirito di sacrificio, volontà, ma tutto questo non ha senso se non sappiamo gestire le

emozioni nei momenti decisivi.

È da un po' di anni che all’allenamento tecnico e fisico si affianca quello mentale.

Per avere un'ottima capacità di concentrazione, bisogna focalizzare l’attenzione su ciò

che conta, per evitare distrazioni inutili e utilizzare al massimo le proprie capacità.

Negli ultimi trent’anni, il concetto di preparazione nello sport è drasticamente

cambiato: i tradizionali metodi di preparazione sono stati rivoluzionati, in particolar

modo nello sport ad alto livello, ma lentamente sta cambiando anche a livello

amatoriale.

Non è più sufficiente fare la propria comparsa, gareggiare e tornare a casa.

Ovviamente questa importante metamorfosi è avvenuta anche in ambito aziendale,

dove tutto è impostato in modo più rigoroso, ed nel campo dell’istruzione, con la

preparazione degli esami.

Ma cosa ha prodotto questo cambiamento?

In primis la velocità del ritmo della vita e la posta in gioco più alta.

Le conseguenze drammatiche di un fallimento, il disfacimento repentino di una

carriera.

Tutto questo porta ad disorientamento e ad un esaurimento psicofisico devastante, che

solo qualche anno fa era impensabile immaginare: questo scenario si ripropone nei

giovani.

Questa drammatica e devastante situazione basata sul successo e sull’insuccesso della

persona, fa si che ai loro effetti vengano dati un peso e un'importanza maggiore.

In effetti gli sviluppi evolutivi in questa situazione sociale hanno portato la Psicologia

dello Sport a trovare risposte adeguate.

Contemporaneamente a questo, si è determinato l’avvento della PNL, acronimo di

Programmazione Neuro Linguistica: la PNL fu creata da Richard Bandler

(Matematico e allora studente in Psicologia) e John Grinder (Linguista).

La “programmazione” si riferisce a modelli e programmi per produrre risultati

specifici. “Neuro” si riferisce nello specifico al modo in cui funzionano i processi del

cervello. “Linguistica” è riferita alle nostre esperienze rappresentate attraverso l’uso

del linguaggio, sia esternamente nel dialogo con gli altri, sia internamente con il

dialogo interiore (sé stessi).

Tutti usiamo strategie per camminare, correre, guidare la macchina, scrivere una

lettera: sarebbe una vita d’inferno se dovessimo riflettere su ogni gesto o decisione

presa.

Infatti, la “Programmazione Neuro Linguistica” si riferisce proprio a questi

comportamenti che possono sembrare automatici e ben radicati.

La maggior parte di questi comportamenti e queste strategie di risposta si

manifestano inconsciamente. Ed è impossibile riflettere ed agire consciamente sulla

base di ogni pensiero, sarebbe una pratica infernale ed inumana.

Il termine Programmazione si riferisce a quei modelli di pensiero-comportamenti che

si manifestano a livello inconscio.

Non esiste una realtà oggettiva, ma una realtà soggettiva.

Ognuno di noi ha un modello del mondo basato sui propri valori e convinzioni, e

sulle esperienze precedenti; ognuno ha un concetto del mondo differente e personale.

Non esistono due persone che hanno la stessa concezione del mondo (mappa del

mondo). Anche due persone che hanno condiviso la stessa esperienza, l’avranno

vissuta e ricordata differentemente. Tutto ciò è dovuto a punti di vista e risposte

differenti ed individuali. Ognuno può vedere e vivere la stessa situazione, eppure sta

vivendo un’esperienza differente. Tutto ciò è dovuto a punti di vista e risposte

differenti ed individuali.

In PNL si considera “ecologica” una situazione che non danneggi sé stessi e gli altri.

Per ottimizzare le proprie performance sportive e lavorative o relazionali-sociali, si

utilizzano le tecniche di PNL.

Nel migliorare la propria performance personale, dobbiamo essere consapevoli di

alcuni punti fondamentali:

1- Dobbiamo praticare quotidianamente gli esercizi e le tecniche per un minimo di

quattro settimane;

2- Esercitarsi sia fisicamente che mentalmente;

3- Lavorare specificamente su aspetti focalizzati e scegliere tecniche divertenti ed

efficaci;

4- Scegliere al massimo due aspetti su cui lavorare per un certo periodo;

5- Bloccare il giudizio, evitando la logica e il preconcetto intellettuale, sostituendolo

con una nuova tecnica per il Training mentale e ricordando che tutte le tecniche che

utilizziamo in PNL sono generative, ossia, più si utilizzano e più diventano efficaci.

6- Evitare di dire frasi limitanti del tipo: “non sono abbastanza bravo”, “non sono

all’altezza”, “è troppo difficile per me”. Questo tipo di dialogo interno può causare il

famoso concetto di “profezia autoverificantesi”, ossia, inconsciamente, facciamo in

modo che esse diventino reali, creandoci una situazione limitante e negativa;

7- Prendere in considerazione di lavorare in coppia, anche in sport individuali; questo

metodo può motivare a provare nuove strategie;

8- Bisogna applicare tecniche che si ritengono efficaci; le visualizzazioni e gli

ancoraggi possono essere applicati a numerose tecniche per migliorare la propria

“performance”;

9- Scegliere in maniera chiara e precisa l’abilità su cui lavorare;

10- Sperimentare cose nuove, anche in forma divertente, per non focalizzarsi sempre

sulle stesse tecniche.

Le abilità psicologiche di base

Sono indispensabili in tutti gli sport e sono indipendenti dal livello di maestria

dell’atleta.

Le abilità psicologiche di base sono quattro:

1) Rilassamento

2) Immaginazione mentale

3) Dialogo interno

4) Imparare dalla propria esperienza.

Questo tipo di abilità mentali portano la persona al miglioramento sia in allenamento

che in gara, e possono essere insegnate sia all’inizio dell’adolescenza che in tarda età.

 

Salvatore Rustici

 

 

BIBLIOGRAFIA

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